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Dai materiali trovati negli scavi archeologici alle Misiane a Cà dè Monesi e a Montebarello si può dedurre che la vallata del Guerro abbia avuto abitatori attratti dalla fertilità del terreno. Che nell' età storica abbiano avuto qui dimora gli Etruischi , i Galli ed i Romani lo dimostrano i numerosi reperti venuti alla luce nel colle di Castelvetro. In quel epoca, nel territorio in cui sorge il paese, c'era quasi certamente un presidio militare Romano, tale presidio diede origine al nome moderno ; infatti in latino CASTRUM= accampamento militare, VETUS= vecchio, antico, da cui CASTRUMVETUS, trasformato poi in CASTROVETERE come si legge in un documento dell'anno 988 fino all'attuale Castelvetro. Si ritiene che la contrada, in seguito alle invasioni dei Barbari in Italia, nei secoli V e VI dell'era corrente, fosse "desolato col ferro e col fuoco", fu poi con il definitivo insediamento in gran parte dell'Italia settentrionale del popolo dei Longobardi che si giunse ad un periodo di relativa stabilità dovuta anche al fatto che questo popolo si amalgamò con le popolazioni locali assorbendone usi e costumi ed in ultimo la religione, sono di questo periodo le prime notizie documentate riguardanti in particolare anche il nostro territorio. Infatti, da un documento autentico del 776, che si conserva nell'archivio di Nonantola, risulta che Giovanni duca di Persiceto ed Orsa, sorella di lui, donava al Monastero di Nonantola il luogo detto "Castiglione" o "Verdeta" con le terre, con i vigneti, con le selve, e con una pertinenza, dichiarando che tali beni erano pervenuti al loro gentile Orso I° per dono del re longobardo Astolfo. Risulta poi da altro documento, esistente nell'archivio Nonantolano che, nel 789, Orso I° unico figlio del Duca Giovanni, consacrato ancor fanciullo dal padre al Monastero di Nonantola , come costumava in quel tempo, nella retifica che fece della sua consacrazione a Dio nel monastero Nonantolano, confermò al medesimo la donazione del padre e v'aggiunse quanto egli gli aveva lasciato in godimento nel caso che non gli fosse piaciuta la vita monastica. Tuttavia né in questi, né in altri documenti anteriori a quest'epoca si menziona specificatamente il nome di Castelvetro o di Spilamberto. Si ritiene che tutto il territorio di Castelvetro e del vicino Spilamberto facessero parte della "Corte di Castiglione sul Panaro". I secoli burrascosi e guerreschi costrinsero le popolazioni a costruire opere protettrici degli averi e delle famiglie, la gente della vallata del Guerro aveva gettato le basi di una fortilizio di forma quadrata ad immagine dell'accampamento romano, che clero e popolo uniti all'unico scopo di difendere i propri diritti gareggiarono nel renderlo sicuro, cingendolo di fosse e di robuste mura fiancheggiate da torri. Di Castelvetro come fortilizio, si ha la prima memoria scritta in un contratto di compravendita del 988 che nomina certa Maria figlia di "Sigezzone da Castro Vetere", dalla quale Ermemberto figlio d'Urzone di Villa Saliceto, aveva ricevuta una determinata somma di denaro per un pezzo di terra da lui venduto. Nel secolo XI l'Abate Rodolfo diede l'investitura di Castelvetro a titolo di entifeusi al marchese Bonifacio di Toscana. Quando nel 1052 il Marchese Bonifacio venne ucciso, sua figlia, la celebre contessa Matilde, ereditò con il medesimo titolo attribuito al padre, il feudo di Castelvetro.. Forse era dipendente della contessa quel "Nordilo da Castelvetro" che è presente in un decreto della medesima dell'anno 1114 e in un altro del 1116. Dopo la morte della contessa Matilde, gli abati di Nonantola, ai quali era tornato l'assoluto dominio, accordarono l'investitura di Castelvetro e di Spilamberto a due illustre famiglie, e cioè quella della Beccafava e quella dei figli di Manfredi. Fu poi sucessivamente annesso al comune di Modena e le due famiglie dovettero probabilmente cedere i possedimenti. All' inizio del secolo XIV si riaccese la guerra tra Guelfi e Ghibellini, ed è appunto in questo periodo e precisamente nel 1313 il fatto d'armi che avvenne presso Castelvetro. Raimondo di Spello, nipote del papa ClementeV, Marchese della Marca d'Ancona, veniva da questa provincia diretto alla corte del ponteficie suo zio in Francia. Era allora signore di Modena, eletto poco prima dai cittadini, Rinaldo detto più comunemente Passerino dei Buonaccolsi (da Mantova), che aveva a suo vicario Rolando Carboni (da Bologna), ed era capitano d'armi Francesco dei Menabuoi (da Ferrara). Il Carboni e il Menabuoi, seguaci del partito dei Ghibellini e nemico dei Guelfi ligi al pontefice, venendo a conoscenza dell' avvicinarsi del Marchese Raimondo, videro che si offriva loro l'opportunità di fare un colpo in cui al danno che recavano ai loro nemici, avrebbero unito il vantaggio di molti denari, di cui sapevano che il Marchese viaggiava carico, e che erano destinati al Papa. Radunati dunque i più potenti seguaci del loro partito : il conte Paganino da Panico Bolognese, Guidinello e Gugliemo da Montecuccolo, cinque della famiglia dei Da Fredo , Amerio e Cecco da Magreta, Manfredino e Guido Pii, Bastardo da Gorzano , Gherardo Guidotti , Prendiparte Pico, Lanfranco dei Passaponti ed alcuni altri modenesi e bolognesi, si posero armati ad aspettare il Marchese che presso Castelvetro in una campagna detta di S. Eusebio, dove sapevano che egli avrebbe dovuto transitare. Cosi avvenne il 12 febbraio, ed assalito improvvisamente, sopra fatto dal numero e dalle armi degli aggressori, Raimondo di Spello con tutti quelli del suo seguito, salvo alcuni, pochi, che poterono salvarsi fuggendo, furono barbaramente uccisi , ed i loro corpi spogliati nudi, giacquero abbandonati nella campagna ; le armi, le gioie ed i denari che portavano divennero preda degli assalitori. Il cadavere del Marchese Rimondo fu poi trasportato a Bologna e sepolto in S. Domenico, come narra Matteo Crissani (sembra che il denaro che portasse al pontefice fosse settantamila ducati). Gli autori di quel grave delitto tornarono a Modena accolti a furor di trombe, come se tornassero da un trionfo, si fecero "illuminazione e fuochi d'allegrezza". Umberto Piacentino e Guido da Baiso eletto vescovo di Reggio , furono destinati al pontefice a fare il processo , il quale dovette occupare molto tempo. Solo il 2 Aprile 1314 il pontefice pubblicò la Bolla contro il grave delitto, annoverando singolarmente gli artefici del fatto ; Bolla più terribile e minacciosa non fu mai pubblicata. Sempre nel contesto della guerra tra Guelfi e Ghibellini, avvenne che il Papa Giovanni XXII, alleato dai Guelfi contro Modena, spinse una parte della sua soldatesca, comandata da Versuzio Lando all'assedio di Castelvetro. Nel 1326 il castello fu espugnato ed il presidio che non aveva accettato di arrendersi fu passato a fil di spada. Il pontefice, dubitando poi della fede del Lando, pensò di far investire dal Cardinale Betrando Legato apostolico, a nome della chiesa , a titolo di feudo, Jacopino Rangone, uno dei più costanti seguaci del partito Pontificio. Il Cardinale in una sua lettera scritta da Bologna il 14-11-1330 comandò al podestà e al Capitano da lui posti in Castelvetro, che cedessero quel castello al Rangone e passassero poi a Bologna. La donazione di Castelvetro fatta a Jacopino Rangoni dal legato Bertrando a nome della chiesa sembra venissi poi confermato dagli Estensi nel 1336, quando recuperarono il dominio di Modena. Questo castello insieme agli altri feudi , fu, dopo la metà del secolo XV e al principio del secolo XVI occasione di contese tra i diversi rami della stessa famiglia, Rangoni, alle quali allude in ironia Ortensio Landi nel suo "Commentario delle più notabili ed mostruose d'Italia", dicendo : "vidi nel contado (di Modena) un Castello di vetro, per lo quale, stretti parenti erano in aspra contenzione. Al principio di questo secolo, il 5 Giugno 1501, Castelvetro fu danneggiato enormemente da un grave terremoto che interessò anche Modena e tutta la collina Modenese, come si narra negli antichi annali modenesi. Intanto si andava accentuando le lotte tra gli uomini di Castelvetro e quelli di Castelnuovo , originate da controversie di confini e da quello spirito di campanilismo predominante ovunque nei secoli precedenti. E' tuttavia da sottolineare, che queste lotte avevano un carattere di litigio più che di guerriglia, infatti questo periodo è ricordato giustamente come periodo prospero e di pace. Il gruppo di fabbricati posseduto dai Rangoni in Castelvetro si era intanto trasformato, a causa del benefico influsso della pace e dall'aumentare delle persone benestanti, da fortilizio, in soggiorno gaio e gradito ; e feste mascherate, e divertimenti di ogni sorta vennero a ricercare l'animo degli abitanti ,che, sentendo pure il bisogno di maggiori comodità, abbandonarono poco per volta la vecchia chiesa parrocchiale di S. Maria perché "extra muros" e incominciarono ad ampliare e restaurare la chiesa interna, che divenne la principale col titolo di Pieve o Prevostura sotto l'invovazione, dei SS. Senesio e Teopompo. Castelvetro simboleggiava così la capitale di uno staterello con la sua corte rappresentata dalla famiglia Rangoni, che accoglieva nei propi palazzi personaggi insigni tra i quali lo storico Carlo Sigonio ed il poeta Torquato Tasso. Nel 1630 la peste, portata in Italia dall'esercito tedesco, condotto dal famoso Conte Rambaldo di Collalto, si affacciò pure ai confini di Castelvetro, ma non potè entrarvi. Ne era allora feudatario il Marchese Taddeo Rangoni il quale abitava nel palazzo in Castelvetro con la sua famiglia. Egli ordinò l'isolamento del paese in modo che a nessuno fosse permesso l'ingresso e allo scopo di conseguire con sicurezza l'intento di tale disposizione, fece costruire lungo la linea di confine molti posti di guardia e diede ai soldati rigorosa consegna di non lasciare entrare nessuno e di avvertire chi avesse voluto uscire, non avrebbe potuto rientrare durante il contagio. Così si apriva il XVIII secolo. Nell'anno 1709 si trova : "Degno di memoria da lasciare ai posteri, la notte del 6 Gennaio seguente all'Epifania si levò un tale vento così freddo che all'istante il gelo indurò la terra come marmo, agghiagiò i fiumi e le fontane e aumentò a segno tale, che in più luoghi lastriccò con gelo il mare, come il porto di Venezia. Nella riviera di Genova mandò a male tutte le piante di agrumi ed altre con elevati danni. Nelle città morivano di freddo molte persone, il rigore sommo era intollerabile, tal freddo durò 4 settimane, cagionò da tutte le parti gravissimi danni. Nel modenese nel territorio di Levizzano s'erano raccolti in abbondanza pomi, peri ed altri frutti e questi gelarono nei tasselli e nelle case. Gelava il pane, bisognava disgelarlo con il fuoco. Quando pensammo che gli effetti del freddo fossero finiti : a primavera s'asppettava che gli alberi mettessero le foglie e quindi vedere la rigidezza dell'inverno cangiata in fiorente primavera, con stupore, ammirazione, rammarico si vide una grandissima quantità di alberi andati a male, stecchiti dal freddo. Tutte le piante di fichi giovani e vecchi, tutte le olive seccate ( è bene notare sull'assolata via Spagna e dei Bricchi , tuttora allignano piante secolari di ulivo). Piante grandi e piccole tutte seccarono e bisognò tagliarle. Nella primavera da Montale in giù tutte le viti, tutte le noci di qualsivoglia grandezza, tutto si seccò e bisognò tagliare la radice. Nella collina le viti patirono molto, molte si persero ; ma alcune si salvarono ; chi leggerà la seguente memoria sarà impossibile, eppure è verissimo che si seccarono tutti i marroni di qualsivoglia grandezza ed età. Da tutte le parti rimase memoria di simile rigore di freddo". Nel 1796 l'invasione francese in Italia portò alla soppressione dei feudi ; i Rangoni furono spogliati dal feudo di Castelvetro ed il paese perse tutti i vantaggi che godeva come capoluogo. Castelvetro divenne così una municipalità, dipendente solo dall'amministrazione centrale di Modena, poi, sotto il governo della Repubblica Italiana, fu Municipio, alla dipendenza di Sassuolo. Una breve parentesi per ricordare un insigne personaggio di Castelvetro, il generale Enrico Cialdini, il quale nacque a Castelvetrol'8 Agosto 1811nella villa detta "Lombardina" ; era figlio dell'ingegner Giuseppe e della Luigi a Sartian Velasco. Caduto l'impero napoleonico, sfasciatosi il regno d'Italia, fu restaurato a Modena il dominio Estense con l'arciduca Francesco IV. Egli con decreto del 12-1-1815, istituì una nuova distrettazione dei comuni nei suoi domini, per la quale Castelvetro, privato della sua Municipalità , fu annesso a Vignola, fatto comune di 2 classe, governato da un podestà, da sei Amministratori con 30 membri nominati dal governo. Castelvetro annesso al comune di Vignola, "sebbene con pochi dei suoi uomini consacrassero, al servizio del governo Estense, la loro forza ed il loro sapere ", pare non ne trasse altro vantaggio che quello assai limitato arrecatogli dalla villeggiatura del Collegio Convitto di Santa Chiara di Modena, diretto dai P. Gesuiti. Francesco IV, duca di Modena, con suo chirografo 12 ottobre1826, ordinò alla camera Ducale di acquistare i fabbricati accessori di palazzi, le stalle, l'orto e l'Oratorio, che la nobile famiglia dei Rangoni aveva in Castelvetro. I fabbricati furono atterrati e sostituiti da collegio o Convitto di S. Chiara (oggi palazzo comunale) fatto eccezione per l'Oratorio. Nel 1836 fu scoperta dal prof. Carlo Pisa, un fondo della famiglia Pisa , una sorgente di acqua salino-magnesiaca detta poi sorgente del Gallo, dal nome del monticello da qui questa sorgente sgorga. Dopo le vittorie dell'esercito Piemontese, guidato da Re Vittorio Emanuele II, e di quello alleato francese comando da Napoleone III, riportate sui campi di Lombardia contro L'Austria, Francesco V Duca di Modena fu costretto ad allontanarsi, per un insurrezione popolare, dal suo Ducato. Indi, sotto la dittatura di Carlo Farini , si formò l'Assemblea costituente, la quale dichiarata decaduta la dinastia D'Austria D'Este, decretò l'unione degli Stati Estensi al regno costituzionale di casa Savoia, sotto lo scettro di Re Vittorio Emanuele II. Per tale unione il Farini fu acclamato Commissario Regio e poi, anche per il voto delle Assemblee Costituenti di Parma e Bologna, governatore dell'Emilia. In questa qualità, il Farini diede alle provincie modenesi una nuova distrettazione comunale con il decreto 7-12-1859, per cui Castelvetro tornò Municipio colle sezioni di Levizzano e di Solignano. Per l'amministrazione gli furono assegnati un sindaco di nomina regia e venti Consiglieri eletti nei comizi e fu posto alle dipendenze della provincia di Modena. Nel 1880 fu venduto dal Demanio a privati, quell' Oratorio di cui si è già parlato in occasione del chirografo Ducale del 1826 ; questi privati si servirono a vicenda da pagliaio, da legnaia e persino da stalla. Nel frattempo il Dott. Don Luigi Rinaldi, arciprete di Castelvetro, avendo in animo una nuova chiesa Parrocchiale, acquistò la summenzionata vecchia chiesa, ne levò a sue spese dalle pareti i due dipinti più importanti, quindi la fece abbattere , per costruire al suo posto la nuova chiesa (l'attuale parrocchiale), con i disegni e sotto la direzione dell' ingegner Carlo Barbieri di Modena. Il 14 Aprile del 1897 ha posto solennemente la prima pietra. Carlo Farini, governatore dell' Emilia, restituì a Castelvetro la sua municipalità con a capo un sindaco di nomina regia e vi annesse Levizzano e Solignano : dipendente dalla provincia di Modena, il comune assunse così gli attuali confini , comprendenti le località di Levizzano Rangone, Solignano, Cà di Sola, Settecani e Puianello. Ai bordi della collina, nella fascia pianeggiante delimitata dal torrente Guerro: primo insediamento di piccole proporzioni, via via si è accresciuto spontaneamente senza un vero e proprio piano regolatore, con un'edilizia "minuta e tipologicamente differenziata come fascia tipicamente residenziale destinata alle classi più povere e meno abbienti", senza aver mai nessun peso sulle vicende storiche che sul processo di sviluppo socioeconomico del nucleo abitativo posto nella parte alta del colle, dove si svolse gran parte della storia della località. Il centro storico di Castelvetro ha subito profonde modificazioni durante il periodo fascista, quando nel 1934 e nel 1935 sono stati demoliti tutti i fabbricati prospicienti la facciata nord del Palazzo Comunale, lasciando la sola torre, per procedere poi, in ossequio alla moda del tempo, al rifacimento "in stile" delle facciate delle abitazioni che davano sulla piazza. Nel 1937 anche la facciata venne rifatta in stile "medioevale", mentre vennero abbattute le residue parti di mura : l'edilizia si espanse al di là del borgo per raggiungere le sponde del torrente Guerro. Negli anni '60 iniziano, in comitanza con le accresciute possibilità economiche, l'espansione edilizia oltre la riva destra del Guerro e il progressivo abbandono del centro storico, le cui antiche abitazioni si trovano talora in stato di grave degrado. |
| Oltre al clima, che ha fatto a Castelvetro fin dall'800 un luogo di villeggiatura ricercato da molti Modenesi, vanno sottolineate le bellezze naturali delle sue colline, e soprattutto la loro fertilità che favorisce l'agricoltura : frumento e barbabietola sono i prodotti più coltivati, ma è alla viticoltura che la località deve la sua fama in Italia e all'Estero, non tanto per la quantità ma per la qualità di un vitigno che produce Lambrusco Grasparossa. Una festa che si svolge ogni mese dell'anno in Settembre, è la cosi detta Sagra dell'Uva e dei Lambruschi Modenesi che contribuisce alla valorizzazione del prodotto. Il vino di Castelvetro è inoltre esposto permanentemente al pubblico alla "Casa dei Lambruschi" , un enoteca creata nel 1979 nel castello Medioevale di Levizzano Rangone. La Cittadina, che vanta un piccolo ma sviluppato artigianato, conta anche diverse industrie (alcune di fama mondiale) operanti nel settore della ceramica e numerose aziende manufatturiere nei settori alimentare, metalmeccanico, tessile e del legno. Presenti sul territorio tutti i servizi sociali, un centro sportivo polivalente e le strutture scolastiche per il ciclo della scuola dell'obbligo. |
| Nel 1826 Francesco IV, duca di Modena ordinò alla camera ducale di acquistare i fabbricati accessori dei palazzi che la nobile famiglia dei Rangoni aveva in Castelvetro. I fabbricati furono atterrati e sostituiti dal collegio o convitto di S. Chiara. La facciata fu completamente rifatta nel 1937, nello stesso periodo si sistemò la piazza e furono rifatti secondo schemi medioevali anche gli altri edifici adiacenti la piazza, seguì negli anni '80 il restauro della torre dell' orologio e della piazza. |
| ora destinata ad uso civile, venne eretta molto vicino alla dimora dei feudatari di Castelvetro probabilmente nel X secolo; in stile rinascimentale e barocco, fu parzialmente ricostruita e abbellita nel 1444 ad opera del comune e nel 1610 per iniziativa del marchese Gherardo Rangone e infine nel 1965 a cura di una banca locale. |
| La chiesa Parrocchiale è dedicata ai S. Senesio e Teo Pompo, fu costruita per opera del canonico Don Luigi Rinaldi dal 1897 al 1907. La chiesa di stile gotico, a tre navate, nella cappella di sinistra ancona in scagliola e quadro della S. famiglia qui Santi Isidoro e Giacinto, l'autore è Antonio Bruni allievo del Correggio. L'Altare maggiore è in marmo di Carrara e costruito su disegno dall'ingegner Barberi, sopra l'altare a sfondo dell'abside l'elegante ancona di scagliola incornicia il quadro di Giovanni Muzzoli raffigurante il battesimo di S. Senesio celebrato da S. Teo Pompo. L'altare minore posto a destra di chi guarda offre alla venerazione la statua della Madonna del rosario coi 15 misteri scolpiti in rilevo nell'ancona gotica. Il campanile è imponente e domina la pianura e le colline circostanti. Nel sagrato della chiesa il busto in bronzo del generale Enrico Cialdini, di Silvestro Barberini del 1911. |
| nell' 800 fu residenza della poetessa Anna Maria Brighenti, amica del Leopardi. Lungo la strada che porta a monte Bettelli si può ammirare il PALAZZO SEICENTESCO, costruito dai Gesuiti. Nei dintorni inoltre si può ammirare anche Villa Campori è la villa più sontuosa del territorio, nella quale fu girato il film "La Bella di Lodi". Nel borgo antico si trova Villa Gemma e lungo la via belvedere Villa Cialdini risalente al '700 dove nacque l'omonimo Generale. |
LEVIZZANO RANGONE:
| il nome Levizzano viene da un "Laevicianus", sottinteso "fundus", che sta per possedimento di "Laevicius": toponimo latino dunque: del resto la presenza romana sul posto è confermata dal rinvenimento effettuato dall'archeologo mons. Celestino Cavedoni, di un ripostiglio di 1000 monete di età imperiale. La prima citazione del borgo è in una carta nonantolana dell'890. "Levicianus" era già un borgo fortificato, negli anni dell' invasione degli Ungheri. Dappertutto all'epoca si costruivano dei castelli e anche su questo colle fu eretta una rocchetta con torre, mura di cinta e fossato, che nei secoli fu poi ampliata. Levizzano fu una corte, ebbe 2 cappelle, 1 nel castello dedicata ai Santi ad Alberto e Antonino, l'altra fuori dalla cinta muraria, intitolata a S. Michele. Appartenne al vescovo di Modena; dal 1026 ai Canossa; dai primi anni del XIII secolo ai signori di Levizzano. Il Castello con la sua torre matildica: Nella parte vecchia di Levizzano vi è il grande castello e l'importante torre matildica. |
PUIANELLO:
| il toponimo proviene da un "Polianellus Fundus" che si riferisce a un possesso prediale dell'età romana. Il nome Puianello appare citato per la prima volta nel 963 in un diploma di Ottone I. Nel 1276 vi venne costruito un ospizio per viandanti detto Santa Maria Maddalena. Nel 1665 il conte Ugo Rangoni, feudatario di Casteklvetro e di Levizzano, vi fece fabbrica un oratorio dedicato alla Beata Vergine della salute, probabilmente per ringraziarla di qualche grazia ricevuta. Nel 1716 il piccolo e modesto edificio era cadente e la contessa Teresa Rangoni Naldi, fece fabbricare sul posto il santuario. |
SOLIGNANO:
| di questa località, oggi principale luogo di concentrazione delle attività industriali e artigianali di Castelvetro, rammentiamo solo che nei pressi, in località monte barello nel paleolitico si trovava un villaggio nel quale sono stati rinvenuti i resti di un sepolcro, diverse armi, pugnali, accette e raschiatoi. |
CA' DI SOLA:
| posta lungo la strada statale che da Vignola porta a Maranello e Sassuolo, la storia di questa località si rifà a quella degli altri centri che oggi compongono il comune di Castelvetro, in cui oggi rappresenta una delle zone a maggior densità industriale e commerciale. |
| Il monumento più illustre è il castello che domina la cittadina; risalente probabilmente al IX secolo, citato per la prima volta in un documento del 988 e più volte rifatto: ebbe sette torri, fu circondatao da mura e divenne uno dei più belli e muniti di tutta la regione. Dopo le vicende subite attraverso i secoli di esso restano avanzi di mura, la Torre dell' Orologio ed il feudale PALAZZO RANGONI, ora adibito a canonica. L'interno presenta sale con soffitti in legno e cornici con volute, fogliami, armi, conchiglie, fiori, mascherine, uccelli e delfini; ovunque appare la conchiglia simbolo dei Rangoni. Tra i diversi dipinti che li conservano sono degni di attenzione una Madonna col bambino del XVI secolo attribuita a Giovanni Antonio Scaccera e' un Gesù Nazzareno (XIX secolo) di Adeodaco Malatesta. Nella sala dell'antico palazzo feudale ove Leucrezia Pico col figlio Fulvio Rangoni, nel 1564, accolse Torquato Tasso nella quale si vuole che egli abbia scritto il settimo canto della Gerusalemme Liberata, vi sono alcune tele che Ferdinando Manzini dipinse nel XIX secolo e che raffigurano sorrento, patria del Tasso, il poeta che reclama un canto del suo poema dal terrazzo del palazzo feudale, lo stesso poeta rinchiuso nell'ospedale di S. Anna di Ferrara, il poeta seduto al suo tavolo di studio e il chiostro di S. Onofrio sul Gianicolo, a Roma, dove egli attende di esse re incoronato vate in Campidoglio. |
| Castelvetro conta nel suo patrimonio artistico ben 33 oratori; tra essi ricordiamo: L'oratorio di S. Maria ad Nives ,che è considerato il più antico, probabilmente esisteva già nel VIII secolo. - Sulla via sinistra guerro, in località re vi è una piccola chiesa eretta nel XVIII e dedicata all'immacolata concezione, conosciuta anche come casa Re. - Sull' altra parte del torrente, in località San Polo, troviamo l'oratorio di S. Michele. - In località Ruola, c'è l'oratorio di S. Gaetano. In tale oratorio si accede per la via Claudia. |
- Padre Bartolomeo Barbieri (1615-1697): Cappuccino, si dedicò agli studi religiosi; scrisse in latino molti testi di tecnologia e fu confessore del Duca di Modena Francesco II.
- Domenico Vandelli (1691-1771): matematico e naturalista , si occupò anche geografia, scienze naturali, lettere e archeologia. Antiquario di Francesco III, insegnò matematica nell'ateneo bolognese.
- Importante la sua opera cartografica riguardante i domini del Duca di Modena, di cui fu il braccio destra nella costruzione della Via Giardini.
- ENRICO CIALDINI (1811-1892): Generale, fu anche uomo politico e diplomatico, dopo aver studiato medicina, fu costretto a ripararsi in Francia a causa dei moti del 1831.
- Rientrato in Italia, combattè nel corpo pontificio e quindi nell'esercito sardo; nel quale raggiunse l'apice: partecipò alla spedizione in Crimea; dopo aver organizzato i "Cacciatori delle alpi", combattè a Palestro e Castelfidardo, prese la città di Ancona e conquistò Gaeta, di cui fu nominato Duca; dopo la battaglia di Custoza ebbe il comando completo dell'Esercito.
- Fu poi ambasciatore a Parigi e a Madrid, finchè non si ritirò Livorno, dove fece una vita privata e dove morì.
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LA SAGRA DELL'UVA:
| Si racconta che Bacco, l'antico Dio romano del vino, dalle carni rosate e dalla mente perennemente inebriata, fosse solito frequentare i vigorosi vigneti di Castrum Vetrus, godendosi il "rosso" corposo che ribellava nei tini. Da allora molto tempo è passato, ma la bontà di quel nettare sapido e frizzantino continua ad attirare migliaia di intenditori. Sono proprio loro che a settembre insieme a un gran numero di curiosi ed esperti si ritrovano a Castelvetro, all'immancabile appuntamento con la Sagra dell'Uva. Protagonista è ovviamente il Lambrusco Grasparossa che vive un momento di grande celebrità, "esibendosi" in graditi assaggi distribuiti ai visitatori. Vino tra i più consumati nel mondo, apprezzato anche negli USA, rapisce l'attenzione e inebria il palato, fresco, frizzante, giovane, non troppo alcolico e infatti definito un liquido aromatico "rosso rubino con riflessi violacei, spumoso profumato, asciutto a amabile, aromatico adatto ai robusti piatti locali e degno di qualsiasi dèssert". Un Settembre così vivace porta così in paese un animazione inconsueta, che sbalordisce con grappoli nel pieno della sua maturazione. I Grappoli conoscono una nobile provenienza: fertile e generosa è la buona terra delle colline castelvetresi fino a Levizzano, da Vignola sino a quasi Maranello (paese della Ferrari). Ad osservare e gustare il tipico prodotto locale che ha fatto di Castelvetro la patria ufficiale del lambrusco DOC ( selezionati dalla casa dei Lambruschi Modenesi, nata nel 1979 è oggi rimasta enoteca all'interno del castello di Levizzano. La Sagra di Settembre rappresenta inoltre un momento importante nel calendario castelvetrese, non solo per il settore enotecnico, dacchè alle mostre partecipano molte aziende dei vari settori presenti sul territorio, con particolare riferimento all'industria alimentare, altra gloriosa specialità castelvetrese. |
IL CASTELLO E L'ENOTECA
| A Levizzano piccola frazione posta a circa quattro chilometri dal capoluogo, troneggia tra le colline l'antico castello. Tale edificio è conosciuto più comunemente come Casa dei Lambruschi Modenesi, struttura atta alla valorizzazione dei vini specializzata per i lambruschi. L'ambiente è molto suggestivo, si presenta con centinai di bottiglie gelosemente conservate. Poi vi è un'altra esposizione per le confezioni destinate alla vendita. |
IL CORTEO STORICO E LA DAMA VIVENTE
| Tale manifestazione rievoca il soggiorno del poeta Torquato Tasso a Castelvetro, avvenuta nel 1564. La prima edizione venne realizzata nel 1966, nella bellissima piazza medioevale, all'ombra delle due torri cinquecentesche. La manifestazione è imperniata sul corteo storico in costume rinascimentale e sulla dama vivente: con il primo rievoca l'arrivo dell' infelice poeta nel sicuro e confortevole rifugio del Marchese Fulvio Rangone, amante delle belle lettere; invece con la dama si vuole simboleggiare la cruente battaglia tra gli abitanti del in dominato castello e quella dei castelli vicini. Dame, cavalieri, paggi, tamburi, alabardieri, sbandieratori, armigeri, arcieri o magistrali si muovono in un corteo che snodano per le vie del centro storico; al centro del corteo sfilano i rappresentanti delle varie contrade: Il Castello, i Borghi, il Gherlo e la Giarola mentre il corteo viene chiuso dalle dame e dai nobili cavalieri del paese sfidante. Giunto in piazza, il corteo si scoglie ai bordi della piazza e ha luogo la dama vivente. I due capitani prendono posto ai lati della scacchiera, e dopo la lettura di " Erminia fra i pastori" del Tasso, le ventiquattro pedine viventi occupano la scacchiera e si svolge la caratteristica partita. La particolarissima ambientazione attirano a Castelvetro moltissimi visitatori. |
IL MERCURDO
| (Il mercato dell'assurdo) E' una manifestazione che si svolge nel mese di giugno presso il centro storico di Castelvetro. Un' idea di un gruppo di ragazzi del posto che sono riusciti a concretizzarla chiamando anche molti artisti stranieri. Nei tre giorni che si svolge la manifestazione vi sono lungo il paese moltissime bancarelle che vendono appunto oggetti assurdi, spesso costruiti dagli stessi artisti. Vi sono spettacoli di ogni genere pur che siano di genere assurdo e gli artisti si esibiscono tra i tantissimi visitatori che attratti dalla curiosità di questa festa vengono da qualsiasi parte d'Italia. |